Estinzioni al Muse

Dalla galleria della biodiversità del passato all'Homo sapiens protagonista dell'Antropocene

Estinzioni si sviluppa in cinque nuclei tematici principali. Nella lobby del museo - preludio della mostra - lo scheletro di un dinosauro sauropode, il più completo conservato in un museo italiano, accoglierà il visitatore. La collocazione di quest’icona della storia della vita ci ricorda che l’estinzione è un fenomeno naturale, che riguarda tutti. La prima sezione del percorso affronta questo concetto aprendosi su un’imponente selezione di campioni paleontologici provenienti dalle collezioni MUSE: una galleria della biodiversità del passato che testimonia il succedersi delle specie nella storia della vita.

Nel corso degli ultimi 500 milioni di anni, la vita sulla Terra è stata punteggiata da crisi di massa che hanno portato all’estinzione di intere famiglie di organismi e sconvolto l’intero ecosistema terra.

Il primo scienziato che seppe chiarire questa dinamica fu il Barone Georges Cuvier (1769 -1832). La sua controversa scoperta, uno dei focus della seconda sezione, viene esplorata attraverso un video animato originale realizzato da Jorge Cham, creativo disegnatore di PhD Comics, da testi storici e campioni. Ma come “funzionano” le estinzioni di massa? Grazie al contributo di installazioni multimediali inedite sarà possibile comprendere in modo intuitivo le dinamiche delle cinque grandi crisi ecositemiche del passato. Fra gli exihibit il progetto dello studio Quadrilumi che, prendendo ispirazione delle visionarie macchine di Rube Goldberg, rivela il complesso sistema di reazioni a catena, effetti domino e allineamenti di fattori che hanno prodotto le estinzioni di massa.

L’affermazione dell’uomo e gli squilibri ambientali che ha generato sono legati a doppio filo alla storia delle estinzioni. Nella terza sezione l’uomo diventa dunque (suo malgrado) il protagonista per eccellenza della narrazione. Partendo dalle estinzioni delle faune giganti “quaternarie”, l’esposizione si sofferma sul destino di mammut, bisonti delle steppe e tigri dai denti a sciabola analizzando la complessa relazione tra cambiamenti ambientali e intervento umano. La sezione presenta, inoltre, le più significative icone delle estinzioni antropogeniche avvenute in tempi storici: dal dodo al tilacino, dagli uccelli-elefante neozelandesi all’ultima coppia di alca che, fino al 1844, ha abitato l’isola di Eldey in Islanda, dal quagga allo scinco gigante, per giungere al chiurlottello, l’uccello europeo oggi a maggiore rischio di estinzione, o forse già estinto. 

Nella quarta sezione lo sguardo si sofferma sulle intricate vicende evolutive della famiglia umana. Tra diversificazione e grandi fasi espansive delle diverse specie umane, verranno analizzati i casi di contatto competitivo e non, come l’affascinante incontro creativo traHomo sapiens e Homo neandethalensis. Un’installazione interattiva permetterà al pubblico di mettersi in gioco in prima persona, sperimentando, grazie alla tecnologia del morphing, l’incontro tra le due specie: il volto del visitatore, infatti, verrà trasformato digitalmente in quello di un uomo di neandertal grazie a un’applicazione originale creata dai creativi di Belka srl.

Parlare di estinzioni oggi significa affrontare anche il nodo dell’impoverimento della diversità culturale all’interno della nostra stessa specie. Attraverso i video messi a disposizione dall’Istituto Living Tongues for Endangered Languages sarà possibile mettersi in ascolto degli idiomi - registrati in forma di canti e monologhi rap - che rischiano di essere cancellati dalla nostra memoria collettiva: dal kalmyk oirat parlato tra Russia e Mongolia, all’huilliche dell’isola di Chiloè, alle centinaia di lingue parlate ancora oggi in Papua nuova Guinea.

Homo sapiens è il protagonista, consapevole e creativo, ma anche invasivo e “insostenibile” dell’ultima tappa della mostra, dedicata all’Antropocene. Nel 2009 un gruppo di scienziati ha identificato le soglie dei principali processi del sistema Terra, come il consumo di suolo e acqua, o l’inquinamento chimico, entro i quali la capacità di autoregolazione del pianeta non sarebbe alterato in modo irreversibile: una sorta di spazio operativo di sicurezza per l’umanità. Al momento della loro identificazione i confini già superati erano tre. Ora, a sette anni di distanza, sono quattro.

La mostra - adottando un approccio necessariamente critico ed equidistante - si muove all’interno di questo orizzonte di riferimento presentando i problemi e le possibili soluzioni alla crisi che stiamo vivendo. Tra esse un caso limite è rappresentato dai più recenti progetti di de-estinzione che stanno lentamente, ma costantemente, allontanandosi dalla fantasia e dalla finzione cinematografica per proporsi come pratica per la gestione della biodiversità. Tra futuristiche installazioni multimediali, realizzate dal team di camerAnebbia, e video inediti sarà offerta una lettura critica del nostro presente e delle prospettive future dell’ecosistema Terra anche alla luce degli obiettivi strategici per lo sviluppo sostenibile per i prossimi 15 anni individuati dall’ONU che evidenziano la drammaticità della crisi attuale, ma anche le opportunità che si aprono sulla nostra strada.

Conclude questo lungo viaggio – in un ideale invito ad agire in prima persona - il video entrato ormai nella storia di Severn Suzuki, la bambina che a 12 anni, nel 1992 intervenne alle Nazioni Unite lasciando il mondo attonito con un accorato appello in difesa del pianeta. Oggi, quella bambina diventata ormai donna, lotta ancora per sensibilizzare l’opinione pubblica a stabilire dei valori, a programmare il futuro e ad assumersi le proprie responsabilità. Un intervento inedito realizzato con i curatori della mostra riesamina, 24 anni dopo l’esito del suo appello, e il futuro dei movimenti ambientalisti.

Info

La mostra Estinzioni nasce dalla collaborazione tra Università di Padova, Università di Milano Bicocca, Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino e MUSE – Museo delle Scienze di Trento nell’ambito di progetto di ricerca, divulgazione scientifica e valorizzazione delle collezioni museali sviluppato grazie ad un finanziamento MIUR (L. 6/2000).

La mostra inaugura al MUSE il 16 luglio 2016 e resterà visitabile fino al 26 giugno 2017 per trasferirsi poi presso le sedi partner di Padova e Torino e altre in via di definizione.

CURATORI

Massimo Bernardi, Michele Menegon, Alessandra Pallaveri – Muse, Trento, Telmo Pievani – Università degli Studi di Padova

COMITATO SCIENTIFICO

Telmo Pievani, Elena Canadelli, Paola Nicolosi (Università degli Studi di Padova); Franco Andreone, (Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino); Maurizio Casiraghi (Università degli Studi di Milano Bicocca); Luca Bondioli (Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"); Raffaele Sardella (Sapienza Università di Roma); Massimo Bernardi, Michele Menegon, Elisabetta Flor, Michele Lanzinger, Alessandra Pallaveri (MUSE – Museo delle Scienze di Trento). 

(Ufficio stampa Muse)


13/07/2016

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