Der grosse Sprung
59° TrentoFilmFestival
Serata di Apertura
Inaugurazione 59° TrentoFilmfestival:
Der grosse Sprung di Arnold Fanck (1927) accompagnamento musicale dal vivo di Mario Brunello e Saverio Tasca con il Coro della SAT (co-produzione con I Suoni delle Dolomiti In collaborazione con Museo nazionale della Montagna, Antiruggine)
Nella serata inaugurale della kermesse le note del violoncello di Mario Brunello e del Coro della SAT voleranno ad alta quota sulle immagini del film Der Grosse Sprung (Il grande salto) di Arnold Fanck, un muto del 1927 musicato per loccasione dal compositore Giovanni Bonato.
La musica da sempre accompagna il cinema muto, ma quando un film è ambientato in montagna le note che si uniscono alle emozioni in bianco e nero sulle grandi cime possono diventare sublimi. E al TrentoFilmfestival questa magia si ripete a ogni inaugurazione. Infatti, ad aprire la 59ª edizione, venerdì 29 aprile allAuditorium Santa Chiara sarà il violoncellista Mario Brunello che, accompagnato da Saverio Tasca alle percussioni e dal celebre Coro della SAT diretto da Mauro Pedrotti, sottolineerà con note vibranti le altrettanto intense emozioni del capolavoro del muto del 1927 Der Grosse Sprung (Il Grande Salto) del regista tedesco Arnold Fanck, uno dei padri del Bergfilm. Lo spettacolo è frutto di una co-produzione di TrentoFilmfestival e I Suoni delle Dolomiti, in collaborazione con il Museo Nazionale della Montagna Cineteca Storica e Videoteca, Antiruggine. Mario Brunello, tra i più affermati violoncellisti nel panorama musicale internazionale, riserva ampio spazio ai progetti che coinvolgono le più diverse espressioni artistiche e musicali e in questo caso è proprio la coralità alpina ad integrarsi con il suo repertorio tradizionale e nello specifico in una partitura per violoncello e percussioni scritta appositamente per questo progetto dal compositore Giovanni Bonato.
«E strano - spiega Mario Brunello - pensare a un coro di montagna per musicare un film muto, ma fin da bambino, quando spesso seguivo i concerti o le uscite montane del coro della mia città, le canzoni di montagna mi sembravano dei piccoli film. Le parole evocano immagini, quel lungo treno che andava al confine, quando sei dietro a quel muretto soldatino non puoi parlar, ta-pum!....
Perciò quando mi è arrivata la proposta di sonorizzare questo film è stato abbastanza diretto per me il collegamento con il coro alpino, in questo caso il Coro della SAT. Il coro ha una sua tecnica e una tradizione consolidata con cui bisogna andare a interagire e il violoncello, per sua natura, canta e può raccontare, aiutato anche dalla presenza di sonorità contemporanee di vari strumenti a percussione. Lintento è quello di ascoltare delle immagini e nello stesso tempo vedere delle canzoni, mettendo sullo stesso palcoscenico realtà che apparentemente sembrano distanti, ma che nella montagna trovano un mondo infinito da raccontare».