Destino
Germania, 1921
Titolo originale: Der müde Tod
Durata: 100'
Regia: Fritz Lang
Cast: Lil Dagover, Walter Janssen, Bernhard Goetzke, Hans Sternberg
Due innamorati sono divisi dall'arrivo di uno strano vagabondo, la Morte, che vuole portare con sé il giovane. La ragazza scopre in un antico foglio il verso salomonico «l'amore è forte come la morte» e tenta di sottrarre l'amato al suo destino. La Morte le concede l'opportunità, a patto che ella riesca a salvare tre vite, simboleggiate da tre mozziconi di candela vicini a spegnersi. Il protagonista delle tre storie, che si innestano nella principale, è sempre il giovane. La prima è ambientata nella Bagdad delle Mille e una notte, con un infedele innamorato della sorella del califfo; la seconda ha luogo nella Venezia del '400; la terza e ultima narra di un imperatore cinese che desidera la figlia di un mago. Tutte le vicende si concludono con la morte del giovane, che per tre volte viene giustiziato senza che la donna possa opporvisi, da un boia impersonato dalla stessa Morte. Fallite le prove, l'innamorata si vede concedere un'ultima possibilità: potrà offrire un'altra anima in cambio di quella dell'innamorato. La fanciulla compie alcuni tentativi inutili. Riesce, dopo molti sforzi, a salvare un bambino, ma non ha cuore di consegnarlo alla Morte. Infine, ella stessa si offre come vittima. Gli amanti sono deposti insieme nella bara: la Morte li fa risorgere ed essi si avviano verso il mondo dei beati.
L'impianto narrativo è costituito da una incorniciatura, la storia principale, dentro la quale si articolano tre episodi esotici: Fritz Lang volle dare al film le cadenze di una ballata romantica tedesca. La vicenda che fa da cornice è svolta con un linguaggio più realistico delle altre, pur preparando già il passaggio alle tre situazioni irreali. In generale il regista inclina verso i significati simbolici e l'elaborazione dei particolari. Nella prima storia si trova una parodia del film d'avventura (inseguimenti, travestimenti, luoghi esotici), che ricorda il serial langhiano Die Spinnen. La seconda evoca iconograficamente, nelle scenografie stilizzate e sintetiche, sia la pittura italiana del '400, sia le produzioni shakespeariane di Max Reinhardt. La terza contiene una satira dell'espressionismo, di cui enfatizza l'estetica della deformazione. Douglas Fairbanks acquistò una copia del film per riprenderne i trucchi (il tappeto volante).