Europa, Ucraina e Russia dopo le elezioni
Il Centro Studi sulla Storia dellEuropa Orientale organizza a Trento, mercoledì 4 giugno, alle ore 17,30, nella Sala degli affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55), lincontro-dibattito Europa, Ucraina e Russia dopo le elezioni. Intervengono Federigo Argentieri e Fernando Orlandi.
Lultimo numero di Der Spiegel (n. 23, 2 giugno 2014), in un ampio servizio ricco di informazioni, racconta la battaglia in corso di Angela Merkel contro la gran parte dei suoi colleghi europei. Il cancelliere è accusato dal settimanale di mettere in atto un golpe silenzioso contro lelettorato. Merkel non vuole che il vincitore delle elezioni al Parlamento europeo diventi il presidente della Commissione, ma che esso sia invece scelto di concerto fra i 28 capi di governo della UE. come Una eventualità del genere, mette in evidenza il cancelliere austriaco Werner Faymann, farebbe perdere credibilità agli elettori e rafforzerebbe i nemici dellEuropa, quelli euroscettici che hanno già mietuto successi.
Questa UE ha dossier importanti da affrontare nellimmediato, fra cui quelli della politica estera e della politica di sicurezza energetica, dossier che hanno a che fare in primo luogo con la Federazione Russa.
In parallelo alle elezioni nella UE si sono svolte le elezioni presidenziali in Ucraina. Oggi la Commissione elettorale centrale ha annunciato a Kyiv il risultato ufficiale, dichiarando presidente Petro Poroshenko, che ha ricevuto il 54,7% dei voti. A lunga distanza il rivale, lex primo ministro Yuliya Timoshenko, con il 12,81.
Sempre oggi, ma non tutte le notizie sono verificate a fondo, sembrano essere state attuate delle azioni militari contro i separatisti della autoproclamata Repubblica popolare di Luhansk. In quella zona proseguono combattimenti, ma da qualche giorno è ufficiale la presenza di uomini del Battaglione Vostok, negata fino alla settimana scorsa. Quella del Vostok è una storia intricata: costituito nel 1999 dal signore della guerra ceceno Sulim Yamadaev, che in protesta per il crescente processo di islamizzazione abbandonò la guerriglia cecena. Il Battaglione venne posto alle dirette dipendenze del GRU, il direttorato intelligence e operazioni speciali del Ministero della difesa russo, e svolse un ruolo di tutto rilievo nella lotta agli indipendentisti ceceni e agli jihadisti stranieri che combattevano al loro fianco. Nel 2008 unità del Battaglione Vostok aiutarono i separatisti dellOssetia del sud (dopo laggressione militare russa dellagosto, Ossetia del sud e Abkhazia sono state staccate dalla Georgia).
Cinque anni fa il Vostok venne dichiarato sciolto, ma in realtà venne soltanto riprofilato e incorporato allinterno di unità militari russe di stanza in Cecenia.
Linteressante è il modo con cui è stata rivelata ufficialmente la sua presenza in Ucraina: il 29 maggio uomini del Vostok sono stati protagonisti di operazione contro il quartier generale di un gruppo di separatisti nel centro Donetsk, accusati di avere razziato un supermercato. Una operazione disciplinare, per porre fine alle attività autonome di bande separatiste. Un chiaro segnale contro le rivalità fra i vari gruppi armati e lindicazione che non si può agire autonomamente da Mosca. La dichiarata presenza del Vostok solleva anche nuovi interrogativi sulle prossime azioni di Mosca.
Inglobata la Crimea, quale sarà la prossima mossa del Cremlino in Ucraina? Negli ultimi giorni lattenzione di Vladimir Putin sembra essere stata rivolta al suo ambizioso progetto (più politico che economico, a dire il vero) di Unione Economica Euroasiatica, consacrata ad Astana il 29 maggio. È chiaro lobiettivo di reintegrazione dello spazio post-sovietico, con la Russia perno di un polo politico e geopolitico negli affari mondiali, in opposizione allOccidente. Ma una reintegrazione di questo spazio appare monca, quantomeno psicologicamente, senza la presenza Ucraina.
Intanto la tornata di elezioni presidenziali (non si sono svolte nella Crimea annessa e negli oblast di Donetsk e Luhansk, dove combattono le bande dei filo-russi) ha dimostrato che proprio un paese spaccato lUcraina al momento non è. Petro Poroshenko, il nuovo presidente, ha ottenuto la maggioranza dei volti in ogni regione e lo stato non è imploso negli altri oblast del sud-est. Certo, può rinvigorirsi la destabilizzazione russa, ma al momento non si è estesa. Sembra, piuttosto, che si stia creando una certa stabilizzazione, frutto di un compromesso fra il governo di Kyiv e gli oligarchi.
Indubbiamente non è la migliore delle situazioni, che può incrinarsi nei prossimi mesi quando il governo si troverà costretto (dai condizionamenti legati agli ingenti trasferimenti finanziari dellOccidente) a riformare quel sistema economico che costituisce la base del potere e delle ricchezze degli oligarchi stessi. Le necessarie riforme avranno poi dei costi sociali, che potranno incrinare quel livello di unità interna oggi raggiunto. La riforma sarà una cartina di tornasole del processo di distacco dal passato ma anche una delle sfide più difficili che il governo dovrà affrontare.
Uno degli scenari più preoccupanti è quello che vede la possibile trasformazione degli oblast del Donetsk e Luhansk in una versione maggiore della Transnistria (regione secessionista della Moldova che resta tale grazie al sostegno russo). Una regione non riconosciuta da nessuno, ma che grazie al sostegno di Mosca potrebbe creare e mantenere le sue strutture amministrative e la sua economia, restando una perenne spina nel fianco di una Ucraina già mutilata della Crimea. E dellEuropa stessa, proprio come la Transnistria.
Già la Crimea... Con lOccidente che ha reagito con sanzioni ipocrite e ridicole, non a torto sbeffeggiate dai portavoce del Cremlino.
Di queste vicende, quasi in presa diretta, se ne discute nellincontro-dibattito Europa, Ucraina e Russia dopo le elezioni, che si terrà a Trento mercoledì 4 giugno, alle ore 17,30, nella Sala degli affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55). Lincontro è organizzato dal Centro Studi sulla Storia dellEuropa Orientale.
Federigo Argentieri dirige il Guarini Institute for Public Affairs della John Cabot University e insegna storia contemporanea e politica internazionale al Rome Campus della Temple University e al Rome Program della Catholic University of America.
organizzazione: Centro Studi sulla Storia dell'Europa Orientale