FilmFestival: Unaza fort, l'anello forte | Segar- gizzar - batter; in omagi a la fautsch | Bocca, occhi, orecchie. un viaggio nelle Alpi albanesi
57° TrentoFilmFestival
Proiezioni
Unaza fort, l'anello forte
Regia: Marzia Pellegrino
40', ITALIA, 2008
Marzia Pellegrino, sullonda delle emozioni provate nella lettura de Lanello forte di Nuto Revelli e attratta dalle storie al femminile raccontate dallamica Neta sulla sua terra dorigine, lAlbania, decide di accompagnarla a Staike, suo villaggio natale a nord di Scutari. La situazione odierna delle donne descritte nel film porta inevitabilmente a riflettere sul nostro passato e a meglio comprendere le problematiche sociali di intere generazioni di emigranti. Lautrice incontra le donne dAlbania con la complicità di Neta che la aiuta nella traduzione delle domande e delle risposte: lunghe interviste dove donne di ogni età si raccontano. Il montaggio alterna le voci rinunciando al pur minimo testo audio creando così una sensazione di coralità esaltata dalla musica originale e dalla chitarra di Luca Allievi. Storie di ieri attraverso lattualità delloggi: questo racconta il documentario, in una dimensione femminile che ritorna anche nella modalità di produzione: le riprese sono realizzate dalla stessa autrice, impegnata nelle varie location insieme ai propri figli, sottolineando una volta di più la difficile gestione dellequilibrio tra lavoro e famiglia.
Orizzonti
Segar- gizzar - batter; in omagi a la fautsch
Regia: Bertilla Giossi
25', SVIZZERA, 2008
Questo film è dedicato alla falce. Falciare non è solo un'operazione meccanica agricola, nasconde un rituale millenario e una vera e propria arte. La falce è un oggetto che ancora oggi per il contadino significa contatto con il terreno, rapporto con la natura, gioia e fatica del raccolto. Nessuna falce è uguale ad un'altra. Ogni contadino ereditava quella tradizionale della famiglia o ne cercava una più adatta possibile a sé. Qualcuno addirittura la costruiva con le proprie mani. Ancora oggi vive quella generazione di contadini che si è costruita da sola il prezioso attrezzo e che conserva l'arte di saperlo creare. Oggi in Svizzera non vengono più fatte le falci manualmente, ma in Austria ci sono due aziende che ne costruiscono circa mille pezzi all'anno. Un viaggio alla scoperta di questo oggetto, un tempo non molto lontano indispensabile all'uomo, che oggi viene considerato un nostalgico e grezzo pezzo da museo.
Vitalpina
Bocca, occhi, orecchie. un viaggio nelle Alpi albanesi
Regia: Davide Sighele, Micol Cossali
29', ITALIA, 2009
Monica insegna albanologia a Lecce, Gianni è arberesch e viene dalla Calabria, Michael è docente di indoeuropeo a Leiden, Paesi Bassi. Sono ricercatori e docenti universitari che hanno la passione della lingua: linguisti, dialettologi, glottologi. Un mestiere inconsueto per il quale di solito lavorano sui libri, ma questa volta hanno deciso di lavorare sul campo. Seguendo le tracce di aggettivi, pronomi e verbi hanno individuato dei fenomeni particolari in alcune vallate nord occidentali dell'Albania, quelle di Thethi e Vermosh, ed è lì che sono diretti. Per lavorare gli bastano carta, penna e un buon orecchio. E naturalmente molti incontri con la gente del posto, ancora in grado di parlare il dialetto del nord, il gheg, messo a tacere per decenni dalla standardizzazione della lingua voluta dal regime di Enver Hoxha. Il film racconta i dieci giorni in viaggio con Monica, Gianni, Michael e i loro collaboratori, girando tra ruscelli, campi, case di contadini alla ricerca delle parole. Attorno a loro le cime maestose delle Alpi albanesi, in un'area ancora poco conosciuta e per questo poco contaminata. Un'area isolata dove vigono ancora le dure leggi tradizionali. Seguendo una ricerca sulle culture minoritarie dell'Europa allargata, Bocca, occhi, orecchie traccia un ritratto di un mestiere inconsueto e apre uno sguardo molto particolare sull'Albania di oggi, le sue montagne e la sua affascinante cultura.
Orizzonti