Il clan delle vedove
Sipario d'Oro 2011
Concorso
Accademia Teatrale Francesco Campogalliani di Mantovani
Il clan delle vedove
di Ginette Beauvais-Garcin
regia di Maria Grazia Bettini
Attori: Francesca Campogalliani, Gabriella Pezzoli, Loredana Sartorello, Antonella Farina, Matteo Bertoni, Valentina Durantini, Giulia Cavicchini, Adolfo Vaini
Traduzione: Luca Barcellona
Direzione scenica: Lorenza Becchi e Annalaura Melotti
Musiche: Nicola Martinelli
Fonica: Ermanno Balestrieri e Marina Alberini
Scene: Diego Fusari
Costumi: Diego Fusari e Francesca Campogalliani
Luci: Giorgio Codognola
Lo spettacolo è articolato in 2 atti, è un'opera brillante: andato in scena per la prima volta nel 1991, affronta con toni ironici e arguti il delicato tema della condizione vedovile, divisa fra rimpianti e disincanti, indugi della memoria e conquiste di autonomia.
"..Rose Stellman entra a far parte del Clan delle Vedove a causa di una caduta.. a consolarla le sue amiche Jackie e Marcelle che l'aiuteranno a superare la varie fasi della sua nuova condizione. Dopo l'incontro con Sophie Clouzot, Rose prenderà coscienza di una nuova inaspettata realtà".
"Vivere felici la solitudine èuno stato di grazia" - "Viviamo la solitudine con allegria".
"Clan delle vedove", una divertente commedia di Ginette Beauvais Garcin. Uno spettacolo tutto, o quasi, al femminile , dove tre ex mogli, vedove, scoprono la doppia vita tenuta ben nascosta dai loro cari estinti: figli illegittimi, amanti procaci e voraci, vizi e vizietti in menage paralleli. E alla fine, Marcelle, Jackie e Rose, le tre protagoniste, capiscono che in fondo, essere vedove, non è poi del tutto spiacevole. "Una cinica conclusione, ma molto realistica" i. Allora, "sola" è bello? "Se parliamo strettamente di vedove, credo che oggigiorno sia un po' tramontata la figura della vedova inconsolabile. Adesso le donne, anche se restano senza marito a una certa età, sanno abbastanza cogliere gli ultimi attimi fuggenti, insomma, si consolano eccome. Riprendono gusto alla vita, riescono a fare scelte che prima non potevano realizzare perché non erano loro consentite, si reinventano la quotidianità, magari fanno viaggi, incontrano persone, si distraggono. Ed è proprio questo l'argomento dello spettacolo. Se parliamo della solitudine in generale, allora può affermarsi che è una grande conquista e non un ripiego. È uno stato di grazia".