Il diavolo con le zinne
Sipario d'Oro 2011
Concorso
Il Teatro dei Picari di Macerata
Il diavolo con le zinne
di Dario Fo
Regia di Francesco Facciolli
scene, costumi e burattini PierPaolo Olivieri
Dal caos infernale la libertà dellamore.
In questa commedia tratto della giustizia, delle trappole, della corruzione politica e sociale come male incarnato nella nostra tradizione. La chiave grottesca dello sghignazzo domina. Canti, balli e un linguaggio reinventato tra onomatopea e grammelot rimandano ad origini culturali diverse
Il lavoro va avanti in un crescendo di comicità, in una girandola di Cardinali corrotti, falsi testimoni, serve e diavoli in supposta.
Con queste parole, Dario Fo presenta la sua opera Il Diavolo con le Zinne e da queste parole noi siamo partiti per il nostro allestimento.
Il teatrino del potere - o meglio: dei poteri - è al centro della scena.
La lotta utopica e romantica del giudice Tristano contro le ingiustizie e le corruzioni è come lestremo e caparbio tentativo di un uomo coraggioso di non soccombere, di non dover subire passivamente labitudine al malaffare e allinciucio.
I burattini sulla scena ed i fantocci in platea sono un simbolo, una metafora della nostra condizione di pupazzi, di automi condizionati e manovrati da altri, condannati ad una vita di passività e immobilità.
Sballottati tra un potere e laltro siamo incapaci di agire e di reagire.
Le scene, i costumi, le maschere: tutto contribuisce a rappresentare il caos vorticoso e la routine deformata in cui siamo costretti a vivere.
Il confondersi ed il sovrapporsi dei dialetti, insieme alla musica popolare di varie regioni, crea una babilonia di sonorità che avvolge tutto lo spettacolo.
Questo caos infernale, che è il nostro vivere quotidiano, consente una sola via duscita e insieme di riscatto: lamore.
È lamore che alla fine salverà il giudice e la sua serva. Condannati e respinti dalla società, essi saranno tuttavia liberi di amarsi.
Esclusi da tutto, condannati da tutti, ma liberi.
Finalmente liberi.
Francesco Facciolli