Il grande inquisitore
Andrea Castelli in
Il grande inquisitore
da I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij
musica di ARMANDO FRANCESCHINI
percussioni ROBERTO PANGRAZZI
a cura di GIUSEPPE CALLIARI
costumi CHIARA DEFANT
Evento di eccezione sabato 22 aprile alle ore 21 al S.A.S.S., lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, in piazza Cesare Battisti, che ospiterà unoriginale quanto impegnativa produzione, nata da unidea di Giuseppe Calliari e realizzata dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento in collaborazione con il Servizio Cultura del Comune di Trento. Si tratta di Il grande Inquisitore, tratto da I fratelli Karamazov di Fedor Dostoevskij e messo in scena da Andrea Castelli nei panni dellunico protagonista. Il monologo dellattore è accompagnato dalla musica per percussioni di Armando Franceschini eseguita da Roberto Pangrazzi. La riduzione del testo è a cura di Giuseppe Calliari, i costumi sono di Chiara Defant
Lambientazione è quella della strada romana dellantica Tridentum, un luogo di particolare suggestione che nella finzione teatrale evoca la prigione del grande Inquisitore.
Lattore Andrea Castelli, autore e regista di classe, già affermato nel registro comico, negli anni recenti si è sempre più impegnato in testi drammatici, collaborando con il teatro stabile di Bolzano.
Armando Franceschini, noto compositore e fino a poco tempo fa direttore del Conservatorio Bonporti di Trento, ha realizzato una partitura che nella timbrica di un complesso di strumenti a percussione sviluppa elementi tematici e ritmici fortemente teatrali. Lesecuzione è affidata a Roberto Pangrazzi, affermato professionista, solista e collaboratore di enti sinfonici.
La Leggenda del Grande Inquisitore
Nel grande romanzo di Dostoevskij I fratelli Karamazov, romanzo in cui le personali vocazioni alla sensualità, allateismo, al misticismo si intrecciano, compare a un punto un racconto, o meglio un monologo. Si tratta della Leggenda del Grande Inquisitore, presentata con astuzia letteraria come un abbozzo narrativo, unipotesi di figura paradossale. Così è messa in bocca ad Ivan, il Karamazov animato da un intransigente pensiero critico, la parola che dice limpensabile: nel XVI secolo a Siviglia il Grande Inquisitore si toglie la maschera, dopo molte condanne al rogo, in un immaginario confronto con il Cristo. Quello che pronuncia è un jaccuse sistematico, condotto fino a riformulare nei suoi confronti la condanna a morte. In bilico tra la perversione satanica e la proclamazione di un inedito eroismo, il Grande Inquisitore ha scelto di predicare la sottomissione e non la libertà, la schiavitù e non lamore, e non per volontà di potenza ma perché conosce la debolezza umana e le viene così in soccorso. Dostoevskij, in una lacerata ricerca di senso, affida dunque a una delle voci del romanzo questo sconvolgente smascheramento, mentre prende a bersaglio polemico ogni cristianità priva di autentico anelito religioso. Al testo di Dostoevskij è stata tolta, insieme ai passaggi dialogici tra Ivan e il fratello cui la Leggenda è narrata, la cornice che ambienta storicamente la situazione, per non disperdere nella descrizione la forza del monologo. Anche il fraseggio della parola scritta, nel passaggio alla recitazione, ha subito snellimenti necessari, salvaguardando la compiutezza dei temi: il tutto è pensato in dieci brevi sezioni, raggruppate in unità maggiori. La partitura per strumenti a percussione evidenzia, con un preludio e più interludi, larticolazione formale, tra prologo, tre corpi maggiori e epilogo.
Lazione si svolge alla sera: lInquisitore si ritira nella sua stanza e un sogno, unallucinazione
organizzazione: Provincia Autonoma di Trento Soprintendenza per i Beni Archeologici - Comune di Trento Assessorato alla Cultura