Il principe di Homburg
Benvenuti a Teatro
Stagione di Prosa
CSS - Teatro d'innovazione Udine
Il principe di Homburg
di Heinrich von Kleist
traduzione e regia di Cesare Lievi
drammaturgia Peter Iden
scene Josef Frommwieser
costumi Marina Luxardo
disegno luci Gigi Saccomandi
con Andrea Collavino, Lorenzo Gleijeses, Ludovica Modugno, Maria Alberta
Navello, Graziano Piazza, Stefano Santospago
una co-produzione Teatro Nuovo Giovanni da Udine - CSS Teatro stabile di innovazione del FVG
Con Il principe di Homburg von Kleist ci porta all'epoca delle Guerre Nordiche, combattute alla metà del 1600. Coniugando rigore ed eleganza, scetticismo e passione, Cesare Lievi rende omaggio a questo scrittore inquieto, uno dei rappresentanti più drammatici e contraddittori del Romanticismo tedesco. Rappresentando il dramma di un uomo diviso tra i sentimenti e le regole, la libertà e l'obbedienza, lo spettacolo punta a mettere in evidenza l'idea di von Kleist di una possibile risoluzione di ogni conflitto attraverso i sogni. E non importa se essi sono destinati a implodere e crollare alla luce della realtà.
Mettere in scena oggi Il principe di Homburg di Kleist non è solo ricordare il duecentesimo anno della sua morte, ma significa fare il punto sulla tenuta culturale e umana della poesia di uno tra i più sconvolgenti e contradditori poeti drammatici del passato. Al di là del prussianesimo di cui è imbevuto, cè nel suo teatro qualcosa che parla con urgenza allo spettatore doggi?
E se cè, in che cosa consiste, e come si articola?
La nostra messa in scena vuole rispondere a queste domande e per farlo punteremo non tanto sul dramma di chi si trova dilaniato tra sentimento e legge, libertà e obbedienza, inconscio e norma, ma sulla proposta kleistiana (tutta moderna) di una possibile soluzione: da ogni conflitto si esce grazie a un sogno.
Non importa se è destinato a cedere e crollare sotto il principio di realtà. Questa non è assoluta: in essa si può annidare un altro sogno in grado di metterla in discussione, e così via allinfinito. Senza sogno, senza la sua forza, non cè vita.
In uno spazio neoclassico, sospeso e irreale, dieci attori sempre in scena daranno vita, con la fluidità, la precisione e la vaghezza tipica dei sogni, a una vicenda fortemente drammatica e incalzante, in cui limmaginazione (e linconscio che la determina) si presenta come forza fondamentale per decidere la vita, il suo senso e il suo destino.
Prosegue con uno spettacolo in programma al Teatro Sociale la Stagione di Prosa 2012-2013 organizzata dal Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento. Giovedì 7 febbraio andrà in scena, nell'allestimento diretto da Cesare Lievi, «Il principe di Homburg» di Heinrich von Kleist. Sono in programma repliche venerdì 8 (ore 20,30), sabato 9 (ore 21,00) e domenica 10 febbraio (ore 16,00).
Venerdì 8 febbraio al Teatro Sociale alle ore 16,30 è in programma un nuovo appuntamento di approfondimento dal titolo Sogni della ragione: Il principe di Homburg di Heinrich von Kleist con il prof. Alessandro Fambrini del Università di Trento e gli attori della Compagnia.
Coniugando rigore ed eleganza, scetticismo e passione, il regista Cesare Lievi rende omaggio, nel bicentenario della morte, a Heirich von Kleist, scrittore inquieto, uno dei rappresentanti più drammatici e contraddittori del Romanticismo tedesco. Scrittore inquieto, non vide mai le sue opere in scena e la sua esistenza errabonda si concluse drammaticamente con il suicidio.
Con Il principe di Homburg von Kleist ci porta all'epoca delle Guerre Nordiche, combattute alla metà del 1600 dall'Unione Danimarca Norvegia e dalla Marca di Brandeburgo contro la Svezia. La vicenda si sviluppa a partire dalla disobbedienza del protagonista che, per aver trasgredito agli ordini ricevuti, viene condannato a morte. Potrebbe ottenere la grazia, ma l'irruente comandante di cavalleria, preda di sentimenti estremi, si rapporta con una prospettiva superiore alla quale aderisce fino in fondo, a prezzo dell'esistenza. Esistenza che il giovane Principe vorrebbe sacrificare, leggendo nella morte il compimento della propria smania di assoluto.
Definito da Ladislao Mittner uno dei drammi psicologicamente e artisticamente più compiuti, ricchi e profondi della letteratura tedesca, Il Principe di Homburg è stato proposto in Italia in diverse edizioni e, verso la fine degli anni Novanta, ha ispirato a Marco Bellocchio lomonimo film, marcatamente teatrale e fedele alloriginale anche nei dialoghi.
Lo spettacolo tende non tanto a rappresentare il conflitto di un uomo diviso tra i sentimenti e le regole, quanto a mettere in evidenza l'idea di von Kleist (che è completamente moderna) di una possibile risoluzione di ogni conflitto attraverso i sogni. E non importa se essi sono destinati a implodere e crollare alla luce della realtà.
In uno spazio neoclassico surreale e immutabile, sospeso tra sogno e realtà, dieci attori danno vita, con la fluidità, la precisione e la vaghezza tipica dei sogni, a questa vicenda drammatica e incalzante, in cui l'immaginazione si presenta come forza fondamentale per decidere la vita, il suo senso e il suo destino. Cesare Lievi dirige questo spettacolo tralasciando la più convenzionale chiave di lettura dell'autore, legata alla visione kleistiana dell'esistenza, nella quale ogni esito felice è precluso. La sua messa in scena punta non tanto sul dramma di chi si trova dilaniato tra libertà e obbedienza, inconscio e norma, ma sulla proposta di una possibile soluzione attraverso il sogno. E non imposta se i sogni sono destinati a implodere e crollare alla luce della realtà. La realtà non è assoluta.
Lievi, che torna a incontrare il pubblico trentino a dieci anni dalla messa in scena di un altro suo allestimento kleistiano, La brocca rotta, disegna con eleganti pennellate una storia drammatica e urgente, con la fluidità e la vaghezza tipica dei sogni. Inventandone un finale imprevisto.
Diretti da Cesare Lievi, che ha anche realizzato la traduzione del testo, sono in scena Stefano Santospago (Federico Guglielmo, principe elettore del Brandeburgo; Ludovica Modugno (La principessa elettrice); Maria Alberta Navello (La principessa Natalia dOrange); Emanuele Carucci Viterbi (Il feldmaresciallo Dörfling); Lorenzo Gleijeses (Il principe Federico Arturo di Homburg); Graziano Piazza (Il colonnello Kottwitz); Fabiano Fantini (Hennings, colonnello di fanteria Il conte Reuss); Sergio Mascherpa (Il conte Truchss); Andrea Collavino (Il conte Hohenzollern); Paolo Fagiolo (Il capitano von der Golz). Le scene sono firmate da Josef Frommwieser e i costumi da Marina Luxardo. Gigi Saccomandi ha realizzato il disegno delle luci e Flávio Martins Dos Santos ha curato la componente musicale.
organizzazione: Centro Servizi Culturali S. Chiara