Incontro con Pupi Avati
Proiezione film Noi Tre
Moderatore: Vittorio Curzel
Noi Tre
Italia, 1984
Durata: 90'
Regia: Pupi Avati
Cast: Carlo Delle Piane, Gianni Cavina, Ida Di Benedetto, Dario Parisini, Lino Capolicchio
Nel 1770, durante il primo dei suoi tre viaggi in Italia, il quattordicenne Amadè (com'era familiarmente chiamato Wolfgang A. Mozart) arriva col padre Leopold in una villa fuori Porta San Vitale, nei pressi di Bologna dove ha da sostenere un esame di contrappunto all'Accademia dei Filarmonici. Fa amicizia col figlio del suo ospite, il conte Pallavicini, e amoreggia con una fanciulla. Avati racconta Mozart adolescente nel suo sentirsi e sapersi diverso, ma anche nello strenuo sforzo di essere o rimanere? eguale agli altri coetanei. In una cornice di ricercata eleganza figurativa (fotografia di Pasquale Richini) si prende molte libertà con la storia, ma lo dichiara con bella semplicità. "Avati inventa una memoria favolista ... è il cineasta del non accaduto, del possibile suggerito" (Jean A. Gili). Premio speciale per i valori tecnici alla Mostra di Venezia.
Giuseppe Avati detto Pupi nasce a Bologna il 3 novembre 1938, da famiglia borghese. Dopo aver frequentato la facoltà di scienze politiche, simpiega in una ditta di surgelati e nel tempo libero sappassiona al jazz, divenendo musicista dilettante. Nel 1968 debutta nel lungometraggio con "Balsamus, luomo di Satana", curiosa fusione di gotico e grottesco assolutamente atipica per la cinematografia nostrana del tempo: confermerà la sua vocazione verso storie irreali nel successivo "Thomas" (1969), rimasto inedito in Italia, e nel singolare "La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone" (1974), ove la narrazione assume toni favolistici che vagamente ricordano luniverso felliniano.
Nel 1975, il bizzarro fantamusical "Bordella" gli procura non pochi problemi con la censura, mentre lanno dopo dirigerà, con "La casa dalle finestre che ridono" (1976), un insuperato film del mistero dambientazione padana, del quale il seguente "Tutti defunti...tranne i morti" (1977) costituisce una innecessaria variazione noir-ridanciana.
E poi la volta di due sceneggiati televisivi di grande successo, "Jazz band" (1978) e "Cinema!!!" (1979), cuciti con lesile filo dun autobiografismo che assume i colori del ricordo e della nostalgia: tematiche, queste, chegli riprenderà nella fiaba de "Le strelle nel fosso" (1979), nella garbata rievocazione inizio secolo de "Una gita scolastica" (1983), nella messa in scena duna pagina delladolescenza mozartiana in "Noi tre" (1984), nellamara parabola di "Festa di laurea" (1985), e - in epoca più tarda, con minor ispirazione - in "Storia di ragazzi e ragazze" (1988) e "Dichiarazioni damore" (1994).
Tra le cose sue più riuscite, van pure annoverate le incursioni nella contemporaneità di "Impiegati" (1985), "Regalo di Natale" (1986), "Ultimo minuto" (1987): vicende amare, spesso crudeli, nelle quali prevale un tono dolente e scorato.
Meritano segnalazione inoltre il bellissimo horror "Zeder" (1981), il biografico "Bix" (1990), il medievale "Magnificat" (1993) ed il gotico "Larcano incantatore" (1997), oltre allambiguo thriller "Lamico dinfanzia" (1994).
Gli ultimi suoi lavori sono il calligrafico "Il testimone dello sposo" (1997), il garbato e più riuscito "La via degli angeli" (1999), la saga avventurosa de "I cavalieri che fecero l'impresa" (2001), tratto da un suo romanzo, ed il tenero e crudele "Il cuore altrove" (2003).
organizzazione: Festival Internazionale W.A. Mozart a Rovereto