Ipazia, la potenza casuale di un nome
Viaggio nel teatro in versi di Mario Luzi
Un viaggio nel teatro in versi di Mario Luzi, una delle più straordinarie e originali esperienze poetiche del secondo Novecento. A partire da Il libro di Ipazia (1978), dedicato alla vicenda della filosofa pagana uccisa dai cristiani ad Alessandria d’Egitto nel marzo del 415 d. C.
Dagli esordi negli anni ’70 con Libro di Ipazia fino agli ultimi lavori, la drammaturgia luziana, che conta tredici titoli, è la vivida prova di una militanza che rende Luzi irriducibile allo status del poeta prestato alle scene. In Luzi, la seduzione del teatro, tempio consacrato al rito della parola pronunciata, si manifesta non solamente nella produzione drammaturgica in senso stretto ma nella concezione di un’ermeneutica della scena e dell’attore che in quella stessa produzione è in tralice ravvisabile, trovando senz’altro in Hystrio la sua più compiuta espressione. A differenza di Pasolini, Luzi non elaborò un documento programmatico di riforma del teatro, tuttavia, le prospettive dispiegate dai due autori, seppur distinte e destinate, per motivi diversi e per differenti inclinazioni, a rimanere isolate, risuonano di rilevanti singole consonanze in quegli anni ’70 caratterizzati, in Italia, da un’avanguardia votata per Pasolini all’«odio per la parola». Contro la minaccia di “abumanizzazione” della nostra epoca, Luzi ha esercitato la sua missione di scriba e affermato la sua visione del teatro come rito, come arricchimento di conoscenza e di coscienza individuale e collettiva per gli interpreti e gli spettatori.
L’incontro si chiuderà con un percorso performativo attraverso i principali drammi luziani: da Ipazia, a Rosales, a Hystrio, fino alla disarmante Via Crucis.