Ius.Soli | Quando gli dei hanno sete
È di scena la convivenza!
ore 20.30
Ius.Soli.
Ho paura di lasciare solo impronte
REGIA > Michele Comite
A conclusione del laboratorio multiculturale promosso dal Cinformi, i ragazzi presentano una breve performance frutto di un intenso lavoro di ricerca degli stessi partecipanti che, partendo da alcune storie di vita
significative, sono arrivati ad elaborare un testo drammaturgico costituto da piccoli racconti, immagini, sensazioni in grado di tracciare vividamente lesperienza personale di ciascuno dellessere un diverso, un immigrato in una cultura straniera.
A cura della Fondazione Aida
ore 21.00
Quando gli dei hanno sete. Sotto un tetto comune
tratto da Le Troiane di Euripide, con testimonianze delle donne di Srebrenica
REGIA > Flora Sarrubbo
Rielaborazione drammaturgica di Flora Sarrubbo
Regia Flora Sarrubbo
Con Nadia Petocchi, Irene Fioravante, Consuelo Serraino, Diletta La Rosa, Paolo Grossi, Anna Scuttari , Federica Costanzo, Marco Serena, Martina Bacher, Samanta Ceglie, Maria Vittoria Barrella
Canti dal vivo eseguiti dal coro CARMINA MUNDI : Alessandra Amadi, Annamaria Guderzo, Consuelo Serraino,Dario Tulipano, Claudia Zadra, Lucia Bartoli
Produzione Theamus in collaborazione con il Teatro Cristallo di Bolzano e la Fondazione Aida di Verona.
Un cavallo di legno. Un carrarmato.
L'illusione della fine perpetua l'orrore.
Lo spettacolo comincia da qui.
Dall'arrivo di un carrarmato onu, che avrebbe dovuto proteggere la popolazione.
Lo spettacolo comincia da qui.
Dall'arrivo di un cavallo di legno, che avrebbe dovuto sancire la fine della lunga guerra di Troia, placare gli Dei e propiziare il viaggio di ritorno dei soldati greci in patria.
Quando gli dei hanno sete
non rinunciano
al proprio calice.
Le voci delle donne troiane e delle donne di Srebrenica si uniscono nel medesimo canto. Sono madri che perdono figli, spose che perdono mariti, donne private della propria identità. Camminano sulla sottile linea del tragico, che non consente loro di piangere. Resistono
Sullo sfondo del conflitto balcanico, lo spettacolo racconta il genocidio del 1995, ad opera delle milizie serbe, di 40.000 musulmani bosniaci. Nato da una profonda e inquietante commistione tra Le Troiane di Euripide e le testimonianze dirette delle donne di Srebrenica, il testo unisce queste voci di donne in uno stesso canto: sono madri che perdono i figli, spose che vedono morire i loro mariti, donne private della loro identità. Camminano sulla sottile linea del tragico, che non consente loro di piangere e lunica cosa che possono fare è resistere.