Kvetch
Trento a Teatro
Trento Oltre
Accademia dei Folli
Kvetch
Di Steven Berkoff
Regia Carlo Roncaglia
Con Lorenzo Bartoli, Enrico Dusio, Gianluca Gambino, Sax Nicosia, Francesca Porrini
Tutti noi viviamo con lincubo delle bombe, del cancro, della disoccupazione, dellimpotenza, delle bollette, dei vuoti di memoria, di ingrassare, di essere stupidi, paura di fallire, di esporsi, di non capire una barzelletta motivo per cui questa commedia è dedicata a chi ha paura
Kvetch, parola ebraica che significa piagnisteo, è il titolo della pièce di Steven Berkoff.
Una commedia graffiante e comica; una farsa tragica; un affresco amaro di varia umanità, inquietante ed allo stesso tempo tenero. Poetico, triviale, urticante. Un viaggio affatto consolatorio nellanimo umano. Un girotondo di lamenti, di grida soffocate, di sogni di fuga, di furie represse che non trovano mai sfogo; una risata disperata e sguaiata che implode nellintimo dei pensieri.
Berkoff mette in scena cinque personaggi, fra loro legati, un vero e proprio campionario di desideri inconfessabili: la moglie, casalinga frustrata, che sogna di essere violentata da due spazzini; il marito, piazzista, con pulsioni omosessuali; la suocera, una vecchia ingombrante e fastidiosa; il problematico collega abbandonato dalla moglie; luomo daffari con lansia da prestazione sessuale. E li fa parlare, parlare, parlare. Ma le loro parole non vanno quasi mai daccordo con i loro pensieri che, come in un flusso di coscienza, ci vengono sbattuti senza riguardo in faccia. Cè da chiedersi però quale sia la voce a cui dar retta quella più vera e dove realmente risiedano le convenzioni. In ciò a cui uno è portato a pensare o nelleffettivo suo comportamento? Già
cè una voglia matta di piangersi addosso.
Ciò che si intende mettere in scena è la profonda e universale insoddisfazione che cova in ogni personaggio. Lambientazione è perciò quanto più possibile simbolica e atemporale. Una casa angusta in cui tutti vivono forzatamente vicini, inscatolati, dove il bagno confina con la cucina e la camera da letto, e tutti si dividono la coperta
i personaggi in scena sono tutti sotto ununica cupola: una casa-contenitore che è il mondo e cinque insipide, grottesche esistenze in rappresentanza dellumanità.
La recensione di Elena Dalmasso
Una commedia dedicata a chi ha paura
Dedicato a chi ha paura: così si apre Kvech ovvero piagnistei in ebraico dellinglese Steven Berkoff. In scena ci sono cinque personaggi, legati da una fitta trama di cose non dette, di desideri segreti, di inerzie. Al centro una coppia: lei frustrata e delusa, perennemente messa sotto torchio dalle esigenze del marito, insoddisfatta delle scarse attenzioni di lui, in ansia per non essere in grado di preparargli la cena in orario e preoccupata di non essere allaltezza. Lui è un rappresentante squallido ed egocentrico, incapace di assumersi responsabilità, nervoso raccontatore di barzellette, fintamente amichevole, abbarbicato su una facciata sociale dietro cui nasconde dalla sua omosessualità latente. Poi cè la suocera - chiaramente la madre di lei! - invadente e fastidiosa, spara sentenze, imbarazzante ruttatrice, anima saggia, egoista e disincantata. Cè poi il nuovo amico, collega di lui, che è appena stato lasciato dalla moglie e si è ritrovato da solo a casa, a dover gestire un vuoto cui non è abituato, a fare i conti con una insana tendenza a somatizzare e un mal di stomaco che lo costringe sul gabinetto ogni cinque minuti.
Lamico viene invitato con molta poca convizione, più per cortesia che per reale interesse - a cena: levento scatena ogni tipo di conseguenze tragicomiche. La moglie non sa cosa chiedere nel silenzioso imbarazzo generale e insiste nel voler sapere come il nuovo amico trascorre le serate domanda ovviamente poco delicata subito dopo una separazione; il marito non sa più se e come raccontare una barzelletta che diventa paradossalmente motivo di ansia, non sa come spostare il centro della discussione, è innervosito dalla stupidità della moglie e dalla sconvenienza della suocera; questultima osserva tutti dallalto della sua saggia anzianità, ruttando e scoreggiando senza sosta e senza vergogna, quasi intenerita dallaffanno dei suoi pulcini nel nido, sentenziosa e impietoso giudice; lamico cerca come può di nascondere lansia di sembrare uno sfigato, tentando in ogni modo di risultare brillante e intraprendente, segretamente trionfante ogni volta che gli pare di aver detto qualcosa di simpatico. Una cena di finzioni e agitazioni sommerse.
Lultimo personaggio è un uomo daffari che compra la merce dal marito - un uomo apparentemente solido e spietato, ma in realtà profondamente insicuro e che ha una relazione con la moglie del suo cliente. Solo la catarsi finale, laccettazione della situazione (il marito accetta e dichiara di essere innamorato dellamico, la moglie confessa il tradimento e scappa con luomo daffari) sembra essere una soluzione. Il nuovo equilibrio si rivela però subito instabile e generatore di una nuova catena di misunderstanding e insoddisfazioni.
Lo spettacolo svela i pensieri inconfessabili dei personaggi, in un continuo e preciso: bravi gli attori stop and go tra la scena in corso e le singole impressioni. I personaggi si animano uno a uno portando avanti la propria, e personalissima, versione della storia, in parallelo a quello che succede realmente intorno a loro. Uno spettacolo che fa ridere, che mette in evidenza in modo divertente quello che a tutti succede: la voglia di scoppiare in una situazione che non ci sta a genio ma nella quale ci siamo ritrovati, più o meno volontariamente, e da cui non sappiamo come uscire. La voglia di fuggire dalle ipocrisie che fondano la nostra esistenza quotidiana e che però - pilastri talmente portanti - non possono essere rimosse. Uno spettacolo sullinsoddisfazione perenne mostro silenzioso della nostra società, sulla sofferenza patita nel dover stare al proprio posto, senza deviare, senza potersi concedere uno sfogo. Uno spettacolo che fa ricordare il piacere di andare a teatro a vedere uno spettacolo intelligente e ben fatto che ci permette comunque di ridere.
organizzazione: Centro Servizi Culturali S. Chiara - Teatro Portland Nuovi Orizzonti Teatrali