L'anima vocale
Associazione Portland. Stagione teatrale 2013 / 2014
Workshop
L'anima vocale
Sviluppare e mantenere la voce
Sarah Biacchi
Si pensa che la voce sia lo strumento indispensabile dei cantanti, che la curano come un oggetto raro e prezioso da controllare e proteggere, da studiare ed approfondire perché rappresenta il loro strumento di lavoro e di espressione artistica.
Effettivamente è cosi, ma è inspiegabile, se non incomprensibile, come gli attori, anche di prosa, non trattino la loro voce allo stesso modo.
La differenza fra artista lirico e artista di prosa è esclusivamente nell'utilizzo di differenti risonanze e di una struttura dell'emissione che richiede una differente potenza.
Ma se Èvero che con l'avvento del microfono e del cinema la voce in video è diventata soffiata e priva di spinta, è altrettanto vero che ha perso luce, mordente, identità. I grandi attori del passato, e non solo, avevano voci totalmente identificabili, immediatamente espressive, capaci di virtuosismi tecnici che si basavano sull'immediatezza della lingua, sulla posizione e sulla dizione perfettamente articolata e scandita, quasi come se la parola acquisisse una tridimensionalità che arrivava sino all'ultimo spettatore in sala.
Molti attori sono incapaci di recitare senza un microfono. Molti doppiatori perdono l'uso del corpo dopo anni di microfono, preoccupati solo di realizzare quanto più prodotto in meno tempo. Di girare più volte possibili "buona la prima" di ridurre il tempo di prova, di fare quante più pagine e rulli in meno tempo.
Ecco che l'arte sparisce e diventa mestiere.
Per un attore la voce è importante quanto per un cantante. È importante sapere cantare e interpretare un pezzo (con voce impostata o no, ma sana).
È importante poi arrivare alla vera voce dell'emozione. Sapere piangere e ridere è una tecnica. Una tecnica di rapporto con se stessi e con le proprie pieghe, le proprie ferite, ma sempre una tecnica.
Un tecnica di indagine che autori come Grotowzkij, Stanislavskij. Registi come Thierry Salmon, Alessio Pizzech fra i contemporanei, Valerio Binasco, e i maestri come Eimuntas Nekrosius hanno saputo costruire e creare. Un palazzo dell'anima dove c'è il nostro suono, il suono della nostra emozione. La risata di rivalsa, il pianto di una strada senza uscita, la noia del sempre uguale, il passo dritto per uscire dal tunnel, il tonfo di un sogno che si rompe, il fiore che sboccia di un incontro.
Tutto questo c'è dentro di noi. Ci appartiene. Ma se non lo sappiamo cercare e trovare non troveremo il suono della nostra anima, la vibrazione che ci fa diventare bambini o vecchissimi, e che ci consente di essere unici.
Gli attori dovrebbero svolgere metodo di igiene vocale di base almeno due volte l'anno, per un training tecnico assoluto, una full immersion necessaria come per il rappresentante è necessario fare il tagliando all'auto.
Per tutti quelli che non si conoscono e che vogliono conoscersi, che hanno paura di esprimersi in pubblico, che devono affrontare e convincere persone ad un acquisto, che collaborano nel campo delle mediazioni, che lavorano al telefono, avere un controllo e un utilizzo della propria voce è un dovere verso se stessi e uno strumento di lavoro.
Per tutti quelli che vogliono arrivare nelle profondità del proprio panorama interno e trovare una mappa utilizzando la propria voce come lampada e come flusso di coscienza è un metodo per amarsi.
E ritrovarsi e amarsi in questo momento, amarsi davvero, è un dovere spirituale
organizzazione: Portland nuovi orizzonti teatrali