L'officina - Storia di una famiglia
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Stagione di Prosa
Debutterà giovedì 7 novembre in "prima assoluta" al Teatro Sociale «L'officina - Storia di una famiglia», spettacolo progettato e realizzato dal Teatro Stabile di Bolzano e dal CSC - Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento nell'ambito della nuova collaborazione che vede le due più importanti istituzioni teatrali del Trentino-Alto Adige lavorare insieme per la costruzione di una tradizione di drammaturgia del territorio che contribuisca a una nuova lettura della realtà storica e sociale della nostra terra.
Teatro Stabile di Bolzano e CSC - Centro Servizi Culturali S. Chiara Trento
L'officina - Storia di una famiglia
Famiglia e lavoro: un'epopea lunga 80 anni
PRIMA ASSOLUTA
di Angela Demattè
regia Carmelo Rifici
scene Guido Buganza
costumi Margherita Baldoni
luci Giovancosimo De Vittorio
con Andrea Castelli, Francesca Ciocchetti, Giuliano Comin, Angela Demattè, Sandra Mangin, Christian Mariotti La Rosa, Nicolò Todeschini
«L'officina - Storia di una famiglia» è una storia legata alla terra d'origine dell'autrice del testo, Angela Demattè, giovane attrice e drammaturga che, dopo il successo di pubblico e di critica di Avevo un bel pallone rosso, spettacolo prodotto dallo Stabile di Bolzano vincitore del "Premio Riccione 2009" e finalista ai "Palmares du theatre" 2013 in Francia, porta nuovamente in scena un testo ambientato in Trentino, dove è nata e cresciuta.
Questa volta non è più la "grande" storia a interessarla, ma una vicenda "piccola", particolare. E' la storia di una famiglia di artigiani in un paese del Trentino, dal 1926 ai giorni nostri. Ancora una volta un progetto rischioso, poiché l'autrice si assume la responsabilità di cercare di parlare in modo concreto e non ideologico del tema più stringente del momento: il lavoro e i suoi mutamenti nell'arco di quasi novant'anni. A dirigere questa "materia" complessa è Carmelo Rifici, regista che da sempre persegue un progetto di ricerca teatrale su snodi importanti della storia contemporanea, giunto alla sua terza collaborazione con lo Stabile dopo le belle prove di Avevo un bel pallone rosso e La Rosa Bianca, protagonista sempre Andrea Castelli.
In questo nuovo spettacolo si parla con schiettezza delle relazioni affettive e anaffettive di ciò che chiamiamo "famiglia". Si parla però, con la stessa importanza e altrettanto tecnicamente, del lavoro quotidiano. I due temi si intrecciano in modo imprescindibile ed è proprio questo l'aspetto più interessante della vicenda.
È la storia del bisnonno Giuseppe e di suo figlio Federico. Del fascismo, della guerra, del boom economico. E' la storia di Giuseppe e dei suoi figli Matteo e Roberto. Degli anni '80 e della crisi. Tutto legato a quell'officina di fabbro sotto casa che gli uomini amano come si ama un'amante. Ed è anche la storia delle donne di casa, Maria, Caterina, Marta, Anna, Sonia, Elena. Anch'esse legate a quel ferro, a quel lavoro. La storia di come ci si inventava il lavoro, di come si pagavano le tasse e di come si pagano ora. Di come si trattavano i figli e di come si custodivano i mariti. Di quello che è cambiato e di ciò che non è cambiato per nulla. Dell'uomo artigiano.
L'autrice attinge a piene mani alla sua vicenda familiare fino a mettere in scena la maschera di se stessa, ma riesce a rispecchiare in questa piccola epopea domestica le inquietudini, le gioie, le fatiche di un intero popolo. Soprattutto quell'inconfessato peccato (o necessità?) che si chiama lavoro.
Nota dell'autrice
Scrivo sempre per trovare le ragioni del mio vivere e di quello che mi capita intorno. Stavolta più che mai. Qualcosa scopro, mentre scrivo. Qualcosa scopriremo ancora, ogni sera, in scena. Esiste un inafferrabile e delizioso spazio nella storia di ogni uomo e di ogni famiglia che non so come altro chiamare se non "mistero". Lo vado cercando.
I fatti descritti in quest'opera teatrale prendono spunto dalla realtà. Evidentemente, però, ho cercato di rendere la vicenda universale, portando in scena le problematiche costanti che ho ravvisato nelle interviste fatte a numerosi lavoratori. Perciò quest'opera teatrale non si permette in alcun modo di rispecchiare fedelmente la storia della mia famiglia. Non si sentano offesi i miei famigliari se rivedranno in qualche personaggio la maschera deformata di loro stessi. Semmai ho la segreta speranza, come è successo a me, che essi (e insieme a loro tanta parte di lavoratori e lavoratrici) riescano a trovare a teatro qualcosa che parli della loro umanità. Che si affezionino a quel luogo. E comprendano perché, nonostante la crisi che stiamo vivendo, sia ancora necessario che esista.
Angela Demattè
Nota del regista
Il testo di Angela scava a fondo nell'antico rapporto tra società e lavoro, e lo fa in maniera autentica, cercando all'interno dei rapporti umani un misterioso legame tra famiglia e lavoro, quasi come se marito e moglie suggellassero, all'atto del matrimonio, oltre che un patto d'amore e reciproco sostentamento, anche un contratto professionale e partorissero, oltre ai figli, anche dei dipendenti.
Quest'analisi profonda, intelligente e ironica è portata in scena dalla stessa autrice con l'obiettivo di ricreare sul palcoscenico un "film a puntate", dove ripercorrere la storia di un matrimonio e di un inevitabile divorzio tra società e lavoro. Per fare questo, Angela ed io, abbiamo deciso che ogni attore dovesse interpretare più parti: mentre un attore interpreterà i giovani del testo, un altro farà gli adulti ed un terzo i vecchi, e così via. Oltre a creare, con questo sistema, un interessante gioco scenico, la scelta è stata fatta per suggerire al pubblico il reiterarsi nel tempo del medesimo meccanismo psicologico. È indubbio: si lotta contro i genitori per scoprire, alla fine, di avere le stesse ansie e gli stessi problemi.
Carmelo Rifici
organizzazione: Centro Servizi Culturali S. Chiara