La leggenda del grande inquisitore
Stagione di prosa di Rovereto 2013/2014
Compagnia Umberto Orsini srl
La leggenda del grande inquisitore
da I Fratelli Karamazov di Fëdor Michajlovic Dostoevskij
con Umberto Orsini e Leonardo Capuano
drammaturgia Pietro Babina, Leonardo Capuano, Umberto Orsini
regia Pietro Babina
Dostoevskij oggi. I discorsi che hanno reso immortale lo scrittore russo della metà dell'Ottocento nella forma contemporanea del teatro visionario e sperimentale di Pietro Babina che forgia una veste nuova per uno dei capitoli più corrosivi de I fratelli Karamazov. L'inessenziale viene scarnificato per far emergere le emozioni magmatiche e i pensieri vischiosi che logorano l'animo umano" Daniela Olivieri, Teatri On line "Chapeau. A Umberto Orsini. Per il coraggio di rimettersi sempre in gioco. Per quella curiosità d'artista, e di uomo, di sperimentarsi con nuove forme. Per l'affidarsi a mani giovani. Come quelle di Pietro Babina, regista di Teatro Clandestino, innovativo gruppo della scena contemporanea da oltre vent'anni. E sembra perfettamente nelle corde dell'ultrasettantenne attore assumere posture e movimenti, ritmi ed espressioni che spiazzano, che esulano da schemi e linguaggi canonici; a suo agio nel plasmarsi alla grammatica di Babina, che ha fatto della ricerca formale il principio estetico della compagnia bolognese
Giuseppe Distefano, Il sole 24 ore
«Vivo da quarant'anni col Grande Inquisitore di Dostoevskij - racconta Orsini - da quando cominciai ad occuparmene in occasione dello sceneggiato che alla fine degli anni sessanta fu realizzato da Sandro Bolchi per la Rai-TV e che fu seguito da più di venti milioni di persone per otto settimane di seguito. Qualcosa di inimmaginabile oggi. [ ] Interpretavo il fratello Ivan e per anni mi sono sentito dire da generazioni di spettatori che venivano ad incontrarmi nei camerini dei teatri: "Ma quell'Ivan Karamazov! Ma cose così perché non ne fanno più?", sentendo nella loro voce un rimpianto e soprattutto una memoria sorprendenti». Umberto Orsini oggi, partendo da questa memoria, fa rivivere quel passaggio di Dostoevskij, calandosi nei panni di un immaginario Ivan Karamazov maturo. Si misura, attraverso uno specchio, con il se stesso giovane, quell'ideatore della leggenda che tra nostalgia e sofferenza srotola il suo personale nastro di Krapp. In scena, accanto al doppio personaggio, Leonardo Capuano, un Mefisto di eco faustiana con il quale l'Inquisitore si industria a classificare temi ossessivi quali fede, mistero, autorità, peccato e libertà. Un testo che è soprattutto un manifesto sulla auto prodotta mancanza di libertà degli uomini: l'Inquisitore si rivolge al Cristo affermando che gli uomini non sanno che farsene della libertà, demandano l'arbitrio ad altri e si deresponsabilizzano. Solo in questo modo paradossalmente si sentono liberi. Un climax reso grazie anche alla regia di Pietro Babina, che sceglie di chiudere lo spettacolo con una verifica, usando il contenitore iper democratico della TED conference - le conferenze tenute da personaggi famosi nel mondo dove vengono espresse idee degne di essere diffuse in un tempo massimo di 18 minuti e che trovano il naturale sbocco sul Web - che rafforza l'immagine di un mondo fatto di sottomessi e omologati."
organizzazione: Comune di Rovereto Assessorato alla Contemporaneità