La strada
Trento a Teatro
Stagione di Prosa | Altri Percorsi
La Contemporanea S.r.l.
Compagnia Mario Cocchio
in collaborazione con Asti Teatro 30 e Fondazione Fellini
La strada
di Tullio Pinelli e Bernardino Zapponi
con Massimo Venturiello, Tosca
Dramma con musiche tratto dal film di Federico Fellini
Musiche di Germano Mazzocchetti
Testi delle canzoni di Nicola Fano e Massimo Venturiello
Regia Massimo Venturiello
Dopo il grande successo ottenuto con Gastone di E. Petrolini, che ha debuttato nellestate del 2006 al Festival di Asti, ed è attualmente in tournèe nei più importanti teatri italiani, il nostro prossimo allestimento sarà La Strada di Federico Fellini.
Di fronte a un progetto così ambizioso, la prima inevitabile domanda che ci siamo posti è stata, ovviamente, come uscire dal confronto con uno dei più grandi capolavori della cinematografia internazionale. La risposta labbiamo trovata proprio nelladattamento teatrale, scritto anni fa da B. Zapponi e T. Pinelli (questultimo collaboratore alla sceneggiatura con Fellini e E. Flaiano), che pur restituendo la trama e i dialoghi del film, inventa qualcosa di nuovo, squisitamente teatrale, spostandosi in una dimensione poetica che va oltre la sfera realistica del film e ci porta altrove.
A questo va aggiunto il nostro sostanzioso intervento, grazie alla costruzione di una tessitura musicale e canora che accompagnerà lintero spettacolo, conferendogli quel taglio epico, a nostro avviso necessario per approdare a una qualche riflessione.
La poetica dello spettacolo, sarà centrata, da una parte, sul rapporto (o meglio sullimpossibilità di un rapporto) tra Zampanò e Gelsomina, sulla loro difficoltà insormontabile di ascoltarsi, e dallaltra, sul mondo in cui essi si muovono (la strada, appunto) in mezzo a persone, che forse hanno in comune solo la ricerca disperata del sostentamento.
Il collante resterà, come nel film, il Circo, anche se assumerà una valenza narrativa diversa, forse un po meno naif, a servizio di una messa in scena che si propone di mostrare, anche con una certa violenza, la tragedia quotidiana di unumanità forse meno lontana da noi di quanto pensiamo.
Accanto a me e a Tosca, rispettivamente, Zampanò e Gelsomina, ci saranno gli stessi attori che hanno lavorato con noi in Gastone. Io stesso curerò la regia.
Le musiche sono di Germano Mazzocchetti, i testi delle canzoni di Massimo Venturiello e Nicola Fano, le scene di Alessandro Chiti, i costumi di Sabrina Chiocchio.
Massimo Venturiello
In una rivista di tanti anni fa ho letto che negli anni 40 Fellini, in giro per lItalia, una notte, vedendo una coppia di zingari, che nel più assoluto silenzio se ne andava in una strada di campagna col proprio carretto (luomo tirandolo con una fune e la donna spingendolo da dietro) cominciò a seguirli, a distanza, senza nemmeno sapere perchè. Il silenzio tra i due regnava sovrano. Accesero un fuoco, la donna cucinò qualcosa, poi mangiarono e subito dopo ripartirono, il tutto senza proferire una sola parola
Fu proprio quel silenzio che diede linput al regista per la realizzazione di quel grande capolavoro che è La Strada.
Fellini rubò il silenzio di quei due zingari e se lo portò nel suo film facendolo diventare il protagonista assoluto e ancora oggi, a distanza di un cinquantina danni, quel silenzio, ci costringe a un ascolto al quale non siamo più abituati e ci racconta tanto. Tra Zampanò e Gelsomina non cè dialogo, ma solo una serie infinita di domande e risposte mancate. Il filo conduttore della loro storia umana, del loro breve tragico viaggio è proprio il non detto. Ecco quindi che attraverso quanto non riescono a dirsi, scopriamo tutta la disperazione della loro condizione. La diffidenza, il cinismo, lincomunicabilità, sono la colonna sonora della loro esistenza bassa, ai margini della società e della civiltà, ma sono anche il suono della vita di tanti come loro, che ancora oggi troviamo nelle fogne delle nostre metropoli, vicinissimi a noi eppure così lontani, da non essere visti, o meglio da essere ignorati, rifiutati, maltrattati e allontanati.
Ho voluto mettere in scena questa vicenda, quanto mai attuale, con umiltà e rispetto assoluto nei confronti del grande film, confortato dal fatto che la drammaturgia di Pinelli e Zapponi, pur conservando in parte i dialoghi originari, contiene una propria peculiarità, una propria poetica squisitamente teatrale.Intorno a me e a Tosca, rispettivamente Zampanò e Gelsomina, ruota unumanità altrettanto degradata e marginale, cinica, diffidente e povera. Dalla madre di Gelsomina che incontriamo allinizio, alla ragazza che per ultima parlerà con Zampanò, tutti, compreso i componenti dello scalcinato circo, sono personaggi motivati soprattutto dalla fame. Un miserabile microcosmo che si muove in unatmosfera irreale, come in una favola dolorosa che con leggerezza si propone di scuotere pesantemente la nostra attenzione.
Dedichiamo questo spettacolo ai randagi che abitano la strada.
Massimo Venturiello
Tosca ha interpretato in modo eccellente la propria Gelsomina, la sua ricerca di approvazione, la sua derelitta umanità
Mirabile anche la scelta scenografica, a cura di Alessandro Chiti: due impalcature ai lati della scena che donano la sensazione di quadri umani che si offrono al pubblico e una semplice pedana inclinata, la cui versatilità di utilizzo, sia come strada irta lungo la quale gli attori salgono e scendono di continuo, che come sottostante rifugio, risulta di una significatività estrema. Possente Massimo Venturiello nell'interpretare la barbarie di Zampanò, ma delicato nel volergli attribuire qualcosa che nella versione cinematografica non esisteva, quel tratto di maggiore umanità nell'immaginare e nel lasciare intuire al pubblico un'infanzia altrettanto duramente subita, un padre intransigente, una vita di fame e di miseria. Bravissimi gli artisti in scena con la coppia Tosca-Venturiello
di Silvia D'Onofrio - IL MESSAGGERO VENETO, 15 gennaio 2009
organizzazione: Centro Servizi Culturali S. Chiara