Quinta Mafia
Associazione Portland. Stagione teatrale 2013 / 2014
Percorso Materiale non Conforme
b a b y g a n g
Quinta Mafia
Liberamente ispirato al romanzo-inchiesta sulla 'ndrangheta Alveare
di Giuseppe Catozzella
drammaturgia, testi e regia di Carolina De La Calle Casanova
assistente alla regia Chiara Boscaro
con Carolina De La Calle Casanova, Andrea Pinna, Marco Ripoldi, Valentina Scuderi, Libero Stelluti, Alexandre Vella
Progetto vincitore di Trasparenze > Residenze Teatrali
Teatro dei Venti (MO)
La 'ndrangheta al nord. Niente può rompere l'alveare. Se la mafia esiste è perché noi continuiamo a permetterlo.
Lo sapevamo che c'erano. L'abbiamo sempre saputo che poteva essere il nostro vicino di casa. Lo sappiamo che fanno girare l'economia. Sono signori distinti in completo scuro. Parlano quattro lingue. Fanno Milano New York e Tokyo Londra in giornata. Siedono nei più grandi consigli di amministrazione. Ma sono anche il supermercato dietro l'angolo. Sono i ragazzini che giocano a pallone in cortile. I vecchietti che prendono il sole su una panchina. Sono persone normali. Non hanno quasi più bisogno dell'illegalità. Presto sarà impossibile capire da dove vengono i loro soldi. Omicidi. Usura. Pizzo. Traffico di droga. Traffico di armi. È una rete di fitte corrispondenze, è la globalizzazione più infima, è un alveare impossibile da distruggere, che replica le sue celle tutte uguali nei quartieri, nelle città, all'estero.
Lo sapevamo. Lo abbiamo sempre saputo. Lo sappiamo.
Quinta mafia racconta cos'è diventata la 'ndrangheta al nord, colpendo per primi i luoghi comuni, mettendo al centro della storia non solo i "cattivi" bensì i nuovi "colpevoli". È l'alveare che la 'ndrangheta è riuscita a costruire al nord, con le sue pareti porose, il suo ronzio continuo, il suo cuore buio e umido. Niente può rompere l'operosità, nessun indizio sul responsabile ultimo, l'architetto.
Se la mafia esiste è perché noi continuiamo a permetterlo.
Note di regia
Il nostro, oltre ad essere un atto poetico, vuole essere un atto civile, politico e sociale, dove il silenzio e la paura vanno sconfitti a colpi di poesia. Pensando alla mafia, pensiamo ai bambini, che devono aver paura dell'uomo nero, ma devono anche sapere come trovarlo e sconfiggerlo.
Nello spettacolo si attraversano diversi piani di lettura; quello del melodramma, dal momento in cui si racconta la storia d'amore tra due adolescenti, con una risoluzione, purtroppo, tragica; quello narrativo e informativo sulla 'ndrangheta, dove l'interesse non è analizzare la storia della criminalità organizzata al nord, bensì rompere lo stereotipo del mafioso, mostrando l'uomo prima ancora dell'assassino o del criminale; ed infine, quello corale, dove gli attori incarnano diversi personaggi, offrendo un affresco contemporaneo di come la nostra società si rapporta alla mafia, nel bene e nel male.
Non vogliamo essere una lama di coltello, bensì una battuta comica che non solo provoca il sorriso, ma un pensiero alternativo. Non ci interessa alimentare la paura della gente, bensì la loro fantasia: un uomo decide immaginando realtà possibili, e la paura, oggi, dà soltanto spazio al silenzio. Carolina De La Calle Casanova.
organizzazione: Portland nuovi orizzonti teatrali