Romolo, il grande
Trento a Teatro
Stagione di Prosa
Compagnia di Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini
Romolo, il grande
di Fredrich Dürrenmatt
Con Mariano Rigillo, Anna Teresa Rossini
e con Nicola D'Eramo, Martino Duane, Luciano D'Amico, Pietro Faiella, Norma Martelli, Liliana Massari, Francesco Cutrupi, Davide D'Antonio, Francesco Frangipane, Antonio Fornari, Lorenzo Praticò, Alfredo Troiano
Regia di Roberto Guicciardini
scene e costumi Lorenzo Ghiglia
musiche Lino Patrono
disegno luci Luigi Ascione
Romolo il grande è uno dei lavori teatrali di Dürrenmatt più comici e insieme più pessimistici. Scritto nel 1949 è stato più volte rielaborato dallautore fino alledizione definitiva del 1964.
Commedia storica storicamente inverosimile, rappresenta il tardo impero romano alla vigilia della sua caduta.
Situazioni comiche satira amara si incrociano verso un epilogo inaspettato.
Alla testa dellimpero cè un uomo che non vuole più corrispondere alle aspettative e alle richieste di dominio di Roma: un pazzo che alleva galline, un burattino apparentemente rimbambito, disprezzato da tutti per la sua manifesta debolezza nel comando.
In realtà, la maschera del pazzo è solo una simulazione e serve ad esprimere il suo rifiuto; Romolo vuole il declino del mondo nel quale vive perché non crede più negli ideali di tale mondo e non vede che il loro rovescio e i crimini con i quali essi vengono favoriti.
Un mondo che era riuscito a sopravvivere basandosi sullideale di uno stato autoritario, facendo leva sulloppressione e la violenza
Come si legge in Questioni di teatro, Dürrenmatt rappresenta un mondo grottesco.
Il grottesco è
paradosso sensibile, la forma cioè di unassenza di forma, il volto di un mondo senza volto
., paradosso che non può più essere superato agendo e trasformando, come auspicava Brecht con la sua drammaturgia, ma può solo essere sofferto e sopportato.
Romolo appare grande poiché è lunico ad aver riconosciuto il carattere grottesco della realtà e ad essersi deciso a recitare il ruolo di clown a occhi aperti in questo universo del grottesco.
Deriso e disprezzato da tutti per la sua apparente imbecillità, agli occhi di Dürrenmatt egli diventa una figura non priva di una sua grandezza tragica: la decisione che gli si richiede egli la vive come un momento spaventoso, come laprirsi di un baratro : Per me il mondo se ne sta lì come un mostro, come un enigma rispetto al male che deve essere sopportato e dinanzi al quale però non può esservi capitolazione.
Questideale di eroismo veramente stoico si propone al pubblico in maniera molto divertente: lidea centrale della commedia, quella delleroe misconosciuto da tutti nella sua vera grandezza, viene esposta facendo uso di gags cabarettistiche e di esagerazioni grottesche, in un linguaggio insieme espressivo e di grande effetto.
R.G.
Biglietti in vendita dal 20 ottobre
organizzazione: Centro Servizi Culturali S. Chiara