Sam Peckinpah. Il ritmo della violenza
Approdata a Trento per iniziativa del Centro Audiovisivi la manifestazione è promossa dalla Cineteca del Comune di Bologna con il contributo della Regione Emilia Romagna Assessorato alla Cultura, in collaborazione con il Dipartimento di Musica e Spettacolo dell'Università di Bologna, il Museo Nazionale del Cinema de Antenna Cinema.
A cura di Umberto Berlenghini e Michelangelo Dalto
I film saranno introdotti dal prof. Leonardo Gandini (Università di Trento)
14 novembre
Sierra Charriba
Usa, 1965
15 novembre
Il mucchio selvaggio
Usa, 1969
16 novembre
Cane di paglia
Usa, 1971
Sam Peckinpah ( 21 Febbraio 1925, Fresno, USA - 28 Dicembre 1984)
Cineasta di origine indiana, iniziò a lavorare in televisione realizzando molte serie, una delle quali, Gunsmoke, venne trasmessa anche dalla RAI con il titolo Lo sceriffo di Dodge City. Esordì nel cinema nel 1961 con il western La morte cavalca a Rio Bravo cui seguì Sfida nell'Alta Sierra (1962). Con questi due film duri e puri si segnalò alla critica come uno degli autori più interessanti della nuova generazione di registi americani. L'ambiente in cui si svolgono i due western è descritto con crudo realismo, ma le vicende umane sono narrate con malinconia crepuscolare grondante di nostalgia e di rimpianto per un mondo schiacciato dal progresso. Sulla stessa linea, nel 1964, uscì Sierra Charriba che subì delle gravi mutilazioni da parte della produzione, la Columbia, con la quale Peckinpah entrò in un contenzioso che mise in luce il suo carattere combattivo, indipendente, anarchico ed eccentrico. Rimasto inattivo per alcuni anni a causa degli strascichi di questa vicenda sulla sua carriera, nel 1969 convinse la Warner a finanziare un suo progetto da cui nacque un grande capolavoro: il dissacrante, crudo e profanatore Il mucchio selvaggio. Il film suscitò stupore ovunque per la sua carica di violenza, che gli fece guadagnare il soprannome di "Bloody Sam" e lo bollò come rappresentante cinematografico della destra americana, rendendolo inviso alla critica progressista. La critica italiana, infatti, lo indicò, a torto, come il rappresentante della corrente nixoniana del cinema americano, e lo etichettò come reazionario al pari dei vari Siegel e Friedkin. Gli unici critici che capirono la vera natura suo cinema furono Kezich, Ponzi e Fofi. In realtà è l'anarchia il paradigma di riferimento della sua visione del mondo. Ciò emerse con il successivo La ballata di Cable Hogue (1970). La pellicola venne accolta positivamente in Europa, per il suo messaggio apertamente anticapitalistico, ma fu boicottata in patria dagli stessi produttori. Il film riprese il tema preferito della nostalgia di un mondo al tramonto, descrivendo le avventure di un solitario cercatore d'oro che si arricchisce con il prosaico commercio della benzina e dell'acqua.
Il successivo Cane di paglia (1971) ambientato in una cittadina della provincia inglese dove l'arrivo di un tranquillo professore di matematica e della bella moglie scatena negli abitanti del luogo una violenza xenofoba, riattizzò le polemiche sul suo cinema. Troppo privo di mediazione è il messaggio del film: la violenza chiama violenza e solo questa rimette a posto le cose. Con L'ultimo buscadero (1972) tornò al western crepuscolare firmando il film che costituisce la summa della sua poetica dei perdenti, Nel film recitò un ispirato Steve McQueen che, nello stesso anno interpretò il meno personale ma più commerciale Getaway, un incalzante giallo d'azione che riconcilio Peckimpah con i produttori. Il 1973 fu l'anno di Pat Garrett & Billy the Kid personalissima versione della vita della coppia di fuorilegge più noti del west, cadenzata dalla colonna sonora memorabile di Bob Dylan. Il film ebbe innumerrevoli strascichi con la produzione con la quale il regista entrò in rotta collissione diretta, allontanandolo definitivamente dall'industria hollywoodiana. Voglio la testa di Garcia (1974), realizzato in Messico, risentì di questo clima e divienne il suo film più funesto e nero. Si tratta di storia di perdenti senza speranza dall'epilogo apocalittico, che fu messa al bando, per i suoi eccessi di violenza, in mezz'Europa. Da quel momemto per lui divenne sempre più difficile lavorare e, obtorto collo, dovette scendere a compromessi con le produzioni, con le quali però continuarono i conflitti e le incomprensioni. Inoltre la sua salute, a causa dell'alcool e delle droghe, declinò rapidamente. Bene o male riuscì a terminare Killer Elite (1975), La ballata on the road Convoy (1978), Osterman weekend (1983) e La croce di ferro, uscito postumo nel '77, che narra episodi della ritirata della Wehrmacht dalla Russia durante la seconda guerra mondiale. La sua visione delle cose di Peckimpah si può riassumere citando le sue stesse parole Il sogno americano è un qualcosa avvolto nella plastica, un bell'imballaggio con l'etichetta appiccicata sopra".
Biografia tratta da: www.mymovies.it
organizzazione: Centro Audiovisivi Provincia Autonoma di Trento