Segreti di Stato
Serate in forma di Cinema
Italia, 2002
Titolo originale: Segreti di Stato
Durata: 85'
Genere: Drammatico
Regia: Paolo Benvenuti
Cast: Antonio Catania, David Coco, Sergio Graziani, Aldo Pugliesi, Francesco Guzzo
Durante il processo per la strage di Portella della Ginestra, tenutosi nel '51 a Viterbo contro i membri della banda Giuliano, un avvocato non convinto dei risultati dell'inchiesta decide di condurre segretamente una propria indagine sull'eccidio. Da un piccolo particolare - il calibro delle pallottole estratte dai corpi delle vittime - l'avvocato risale la china di un lungo percorso d'indagine, alla ricerca di tracce nuove e testimonianze inascoltate. Questo percorso lo conduce in Sicilia, sul luogo della strage.
Dell'ultimo film di Paolo Benvenuti, che riapre in qualche modo il processo ai responsabili della strage di Portella della Ginestra, si è già molto discusso.
L'episodio fu per il regista pisano l'inizio di una lunga strategia della tensione, attuata dai governi democristiani in collaborazione con i servizi segreti americani, col fine di indebolire il movimento comunista in Italia. Una vicenda archiviata in maniera oscura, con l'omicidio del super-testimone Pisciotta e la collusione di politici italiani con uomini di mafia, della Chiesa e di Washington. L'accusa è durissima: la storia repubblicana italiana del dopo-guerra sarebbe nata da una menzogna e un occultamento di prove.
Le prove che Benvenuti porta per dimostrare tale teoria sono esposte apertamente, vengono fatti i nomi dei responsabili ed alla base del film c'è una documentazione di sei anni e una sceneggiatura minuziosa che l'autore ha curato con la moglie Paola Baroni. Segreti di stato ricostruisce il processo di Viterbo del'51 alla banda di Salvatore Giuliano e l'indagine dell'avvocato Crisafulli per ricostruire la verità dei fatti di quel 1° Maggio '47 della strage. Le domande restano le stesse "Chi sparò alla folla?", "Chi c'era a Portella oltre agli uomini di Salvatore Giuliano", ma soprattutto "Chi e cosa c'era dietro a quel massacro?".
E' forse sterile, in questa sede, riportare e discutere le prove e del metodo storico-indagativo cui Benvenuti ha fatto ricorso, visto che il film li espone con chiarezza assoluta (si vedano, al massimo, le parole che l'autore stesso ha rilasciato ai nostri redattori). Vale forse invece la pena di concentrarsi sugli elementi filmici dell'opera, notevoli e in questi giorni quasi del tutto ignorati dalla stampa generalista.
Benvenuti arriva a questo film come una delle figure più originali del cinema europeo. Ex- pittore, rigorosissimo nel ricorso alle fonti e nella messa in scena, è autore di altri 4 film storici, ambientati sempre in epoche piuttosto remote: l'età dell'Inquisizione messa a nudo nel recente Gostanza da Libbiano, il banditismo maremmano di fine '800 in Tiburzi e addirittura i giorni della predicazione di Cristo ne Il bacio di Giuda. Allievo di Rossellini, ma ancor più debitore stilisticamente nei confronti del cinema di Dreyer, Benvenuti è qui al primo film che inquadra un episodio di memoria storica relativamente recente che rappresenta per di più una ferita aperta della nostra storia. E il film arriva proprio quando al regista è per la prima volta garantita una distribuzione efficace, e ciò grazie al piccolo miracolo cinematografico della Fandango di Procacci, che ha deciso di sostenere un film all'apparenza di difficilissima fruizione.
Un film chiaramente sui generis nel nostro panorama, a partire dal genere in cui si potrebbe collocare: il legal-thriller, per quanto lontano anni luce dall'impostazione che questo filone ha avuto negli States, quello per intenderci che sfrutta la letteratura di Grisham e dei suoi emuli. Centro dell'azione è appunto l'indagine dell'avvocato Crisafulli (Antonio Catania) che tra carceri, archivi e ricognizioni sul luogo del delitto, ricostruirà la trama politica che portò all'eccidio, poi attribuito a Giuliano e i suoi compagni.
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