Una sera con... Fiorenzo Degasperi e Alberto Fogheraiter

Alberto Folgheraiter e Fiorenzo Degasperi presentano i loro ultimi lavori, rispettivamante “Un popolo, due patrie” e "San Romedio - Una via sacra attraverso il Tirolo storico”

Convegno

Alberto Folgheraiter
Un popolo, due patrie
Il Trentino nel vortice della Grande Guerra (1914-1918)
edizioni Curcu & Genovese, 2015

Cent’anni e se ne parla ancora. Quella Guerra che fu definita “grande” e che papa Benedetto XIV (1917) bollò come “inutile strage”, dal 2014 è al centro di convegni di studio, rievocazioni, seminari e manifestazioni. Soprattutto in Trentino-Alto Adige e nella Venezia Giulia, dove la chiamata alle armi si avviò un anno prima rispetto all’Italia. 
Di solito, la storia è scritta dai vincitori. 
In quella guerra i nostri nonni, mandati al fronte come vittime predestinate nell’estate del 1914, furono dalla parte dei vinti. 
Invischiati e coinvolti, loro malgrado, in una “guerra tra parenti” quale fu il primo conflitto mondiale. Metà delle teste coronate d’Europa, infatti, era imparentata direttamente; l’altra metà per via dei matrimoni combinati tra le Cancellerie più che per l’iniziativa dei nubendi. 
Quella sterminata carneficina si sarebbe potuta e dovuta evitare. Così non fu. Nelle Valli del Trentino, quando arrivò l’ordine della mobilitazione generale, i nostri nonni dovettero lasciare la zappa nel campo, la falce sul prato, la vacca nella stalla, la famiglia in lacrime. Non ne capivano la ragione ma furono costretti a obbedire. 
Di sessantamila chiamati alle armi per difendere gli interessi della corona di Vienna, quasi dodicimila finirono sepolti nei cimiteri improvvisati della Polonia e dell’Ucraina, in Galizia. 
“Italiani sbagliati” ai quali, per decenni, fu negato dall’Italia perfino l’onore della memoria. Erano morti da “nemici” anche se figli di una terra che si voleva a tutti i costi “redenta”.
Per contro, ai poco meno di mille che, allo scoppio delle ostilità, passati dall’altra parte, si arruolarono come volontari con la divisa dell’Esercito italiano, fu riservato un posto d’onore nei libri di storia e furono alzati monumenti celebrativi a quegli “irredenti” morti da Italiani, pertanto da eroi. 
Dieci mesi dopo l’inizio della guerra europea, quando pure l’Italia entrò nel conflitto, settantacinquemila civili del Trentino furono mandati oltre Brennero, deportati o profughi nelle “città di legno” dell’Austria-Ungheria; altri trentacinquemila finirono dispersi in 264 comuni italiani, in una lacerazione che smembrò Comunità e singole famiglie. 
Nel corso del 2014 e nei primi mesi del 2015, la rivista “Trentinomese” (Curcu&Genovese) ha dedicato un “racconto a puntate” alla guerra che cambiò i confini d’Europa; che trasformò in territorio italiano una terra dove i dotti parlavano la lingua di Dante, la stragrande maggioranza della popolazione la comprendeva, ma per otto secoli era stata legata all’area tedesca dell’Impero germanico e della Contea principesca del Tirolo. 
Con un incredibile effetto domino, la guerra del 1914-1918 coinvolse 28 Nazioni, tutta l’Europa, gli Stati Uniti (dal 1917) e perfino l’Estremo Oriente.
Fu chiamata “Grande” ma solo perché coloro che la subirono o furono costretti a combatterla videro il sangue correre a fiumi e crescere accanto sterminate foreste di croci.
Chiamato alle armi con un avviso dal pulpito o dalla cartolina-precetto, nell’estate del 1914 un popolo di contadini-soldati si ammassò sui fronti degli Imperi centrali. 
Partirono che erano giovani. 
Coloro ai quali la sorte risparmiò la vita tornarono a casa già vecchi. 
Dopo quattro anni di guerra, i Trentini si ritrovarono cittadini italiani. 
Ma a che prezzo…

*

Fiorenzo Degasperi
San Romedio. Una via sacra attraverso il Tirolo storico
ed. Curcu & Genovese

San Romedio, Sankt Romedius, come ogni santo che si rispetti, vive tra la leggenda e la storia, in quel territorio liminale dove cronologia, eventi, fatti e misfatti si confondono per diventare qualche cosa d’altro: la testimonianza del tempo sacro dell’uomo. E’ vissuto nel IV secolo, nel VI, oppure nel IX secolo? O è, come scrive Hans Voltelini, un figlio dei potenti Herrensalz, i Signori del Sale, di Thaur, vissuto nell’XI secolo?
O, come qualcun altro ipotizza, non è mai vissuto realmente ma è il frutto di una devozione popolare che, nel corso dei secoli, ha sovrapposto, scambiato, mescolato diverse figure, tutte facenti parte del meraviglioso e del fantastico. Sono tante le storie che, nel corso dei secoli, si sovrappongono.
In realtà, come sostiene la storiografia contemporanea, soprattutto quella tedesca, la storia di san Romedio ascrive la sua nascita nell’XI secolo, proiettandolo in una scenografia composta da un mondo ritornato selvaggio dopo le angosce dell’Anno Mille, una natura quasi vergine, una società molto gerarchizzata, un popolo contadino nella miseria, pochi potenti signori della guerra o della preghiera, Romedio si trova in compagnia di un popolo atterrito, pellegrino in una terra che, come il serpente che si morde la coda, è ritornata ad assomigliare a quella dell’epoca preromana. Il suo viaggio sarebbe stato quindi un pellegrinaggio tra cappelle e chiese sparse sulle montagne, con i loro campanili che sfidano le tempeste e orientano le anime perse nella bufera o nel peccato verso la sicurezza della pietra sacra. Preghiere e gesti, guarigioni e ossessioni, concorrono a calmare la collera divina che, quotidianamente, si abbatte sui villaggi, sulle persone e sugli animali. Nel cammino tra Thaur e il vicino santuario-monastero di St. Georgenberg, nella valle dell’Inn, quindi tra Thaur e Trento, tra la città di San Vigilio e Tavon – con la parentesi del pellegrinaggio a Roma –, nell’ombrosa forra anaune dove innalza il suo eremo-santuario su un antico luogo di culto, Romedio traccia una geografia del sacro e dell’immaginario. Una geografia dove l’uomo e l’animale orso fanno parte dello stesso mondo, in conflitto e in armonia allo stesso tempo.
Noi abbiamo seguito le fonti finché queste non ci portano nel deserto delle idee e delle speranze. Allora le abbiamo abbandonate, seguendo i sentieri dell’immaginario popolare, delle leggende scritte e delle leggende orali, entrambe infide come tutte le fiabe, ma che costituiscono la vera religiosità popolare che ha saputo, per secoli, ritagliarsi una devozione senza tempo e senza spazio, offrendoci una geografia sacra instabile e improbabile ma profondamente umana. Faremo parlare i silenzi della storia, i silenzi che parlano sovente più della parola scritta e del documento-monumento.
Romedio e San Vigilio: tutte le storie e le leggende ci portano a quel tempo carico di umori, timori e speranze. Lì dove fate, draghi, orchi e altri esseri meravigliosi affollano la fantasia popolare e danno corpo a sogni di rivalsa in un mondo rovesciato: la foresta, la forra, la rupe dell’eremo in quel lembo d’Anaunia non sono solo il luogo del rifugio, del ritiro e del rifiuto di un mondo mondano. Sono il luogo dove la natura si contrappone alla cultura, dove l’orso è mansueto ed è un ottimo compagno di viaggio.
Siamo entrati in questa geografia, percorrendo la via sacra e spirituale che da Thaur conduce, attraverso le Alpi, ricalcando l’antica “via del sale” e la posteriore “strada imperiale”, nella terra d’Anaunia, transitando per l’antica Tridentum romana, nella consapevolezza che le vie sacre sono quelle che il Santo stesso percorse. Di tappa in tappa si è cercato di ricostruire i legami storico-artistici con i luoghi toccati, aprendo una finestra sulle religiosità atesina e tirolese e sul lascito della tradizione nell’iconografia e nell’agiografia nei secoli successivi. Una tradizione che si è arricchita con il passare del tempo fino a diventare oggi un punto di riferimento importante per la cultura europea e che ha fatto dell’eremo una tappa religiosa e turistica ineludibile, non solo per ogni fedele ma anche per chi ama ripercorrere le strade della storia, dell’arte e della cultura europea e, in particolare, di quella tirolese.
Il libro, riccamente illustrato, è completato da diverse mappe che delineano il percorso da effettuare a piedi, sulle tracce di Romedio. Un viaggio devozionale, un’escursione nel ricco patrimonio artistico e culturale del Tirolo del nord, del Südtirol/Alto Adige e del Trentino. Inoltre un corposo capitolo, dopo che diverse cappelle e i loro arredi artistici – affreschi, sculture, segni di devozione, ecc. – sono stati completamente restaurati, ci fa da guida, passo dopo passo, del santuario anaune.


organizzazione: Associazione iniziative turistiche Candriai Monte Bondone.

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